La determinazione di Marta Scarsi la si può trovare veramente in poche altre persone, i suoi occhi raccontano tutto quello che ha dovuto passare per vestire la maglia della Oxygen Roma Basket e poter giocare in A1: “Mi sono rotta il crociato anteriore del ginocchio destro per la prima volta a 13 anni, poi subito dopo me lo sono rotto nuovamente a causa di una recidiva. Non ho mai pensato seriamente di smettere di giocare, neanche dopo questo lungo stop. Sinceramente non ho mai neanche avuto paura di giocare successivamente. È ovvio che la prima volta non è stato facile stare ferma 7-8 mesi, soprattutto perché ero molto piccola e volevo giocare a tutti i costi. Ho vissuto tutta questa situazione come una spinta in più, mi ha spronata a dare veramente tutta me stessa per arrivare in A1. Poi dopo 6 anni mi sono rotta anche il crociato del ginocchio sinistro, ma ho sempre avuto una forte determinazione, non mi sono mai arresa. Non ho mai voluto che una serie di infortuni potesse determinare la mia intera vita, la voglia di giocare a basket ha superato ogni ostacolo. Ero nata per fare questo e ci sono riuscita”.

Superare questo tipo di esperienze sicuramente ti fa crescere come persona e Marta, grazie anche alla sua famiglia, non si è mai voluta arrendere davanti a nessun tipo di ostacolo: “Ci sono state delle stagioni più difficili in cui ho pensato di non essere all’altezza di quello che stavo facendo. Per fortuna sono sempre stata supportata e appoggiata dalla mia famiglia. I miei genitori non mi hanno mai imposto nulla, anzi mi hanno aiutato a capire cose potesse essere la cosa migliore per me. Ho capito col tempo che se una stagione non va bene non è colpa tua, non vuol dire che non sei più bravo in quello che fai ma dipende da tantissimi fattori esterni. Per fortuna non ho mandato all’aria tutti i sacrifici che ho fatto nella mia vita. Devo ringraziare la mia famiglia perché senza di loro probabilmente adesso non sarei qui”.

Spesso molti atleti non sono fortunati come lei e a volte devono essere aiutati da un professionista: “La figura dello psicologo può sicuramente aiutare un atleta, avere una persona all’interno della società con cui poter parlare è fondamentale. Ci sono diversi punti di vista riguardo a questa questione, ma per come vivo io lo sport per me lo psicologo sportivo ci può, anzi, ci deve essere dentro una squadra. Non è una figura da sottovalutare, dentro lo staff io vorrei sempre una persona che mi può ascoltare e aiutare ad affrontare determinate situazioni”.

Marta è molto legata alla sua famiglia, la distanza dai propri affetti non è facile da gestire ma lei grazie alla sua grande maturità è riuscita comunque sia a trovare una nota positiva: “Non sono mai stata così lontana da casa, al massimo sono stata a Udine ma mai a più di 5 ore da casa. Essere lontana dalla mia famiglia un po’ è difficile, ma è stata una mia scelta venire qui. Questo è un “sacrificio” che devi fare facendo questo lavoro. Anche se tutta la mia famiglia è lontana sento che mi sono vicini, sento ogni giorno la loro presenza. La cosa bella di quando giochi lontano è che quando torni ti godi ancora di più i momenti familiari, si apprezzano di più le piccole cose”.

Il suo amore per il basket è nato da piccola: “Vengo da una famiglia di grandi sportivi, lo sport è sempre stato un fattore molto importante per noi. Ho iniziato da piccola a giocare a minibasket a scuola perché mio padre ha sempre giocato a basket, ma fino a 12 anni ho fatto anche pallavolo perché tutta la famiglia di mia madre ci ha sempre giocato. Ho fatto per tanti anni entrambi gli sport, poi ad un certo punto ho dovuto prendere una decisione. Alla fine ho scelto il basket perché mi dava emozioni più forti e intense”.

Roma per lei è una grande opportunità per esprimere tutte le sue potenzialità: “Qui a Roma mi sto trovando molto bene. Le ragazze, il coach, lo staff tecnico e la dirigenza sono tutti fantastici e alla mano, questo sicuramente è un buon clima dove poter lavorare serenamente. Tutto questo influenza in maniera positiva l’animo di tutta la squadra. Sono molto contenta di essere qui a Roma, è la prima volta che gioco così lontana da casa. Quando mi è capitata l’opportunità di venire qui non ho esitato neanche un secondo e ho accettato subito l’offerta. Adesso non vedo l’ora di iniziare a fare i primi minuti in campo, ho avuto questo problemino che ha rallentato un po’ le cose ma adesso sono pronta a dare il mio contributo alla squadra. In questo momento ci manca veramente pochissimo per fare il definitivo salto di qualità, perché si vede che dobbiamo ancora conoscerci. Ma stiamo bene sia fuori che dentro al campo, quindi sono sicura che i risultati arriveranno presto”.

Marta nonostante tutto ha realizzato il sogno che aveva fin da bambina e adesso sogna in grande: “Sono veramente una ragazza fortunata, perché uno dei sogni che avevo l’ho già realizzato. Sinceramente non pensavo di poter giocare in A1 eppure eccomi qua. L’anno scorso a Brescia ho dimostrato di poterci giocare. Adesso qui a Roma voglio dimostrare che posso crescere ancora tanto e che posso giocare a questi livelli. Piano piano metterò minuti in campo e spero di convincere tutti. Forse però arrivata a questo punto il mio sogno è quello di poter vincere un trofeo. Vincere il campionato quest’anno è assolutamente difficile, ma perché no alla fine sognare non costa nulla. Non siamo una brutta squadra e secondo me possiamo essere una spina nel fianco di tutte. Possiamo competere per vincere qualcosa, magari anche la stessa Coppa Italia. È ovvio che ci sono squadre molto forti, ma stiamo crescendo ogni giorno sempre di più e possiamo toglierci belle soddisfazioni”.

In futuro il basket continuerà a far parte della sua vita: “Fuori dal mondo del basket, io sono anche una insegnante di educazione fisica. Quest’anno sono entrata di ruolo e quindi in un mio futuro mi vedo a scuola ad insegnare ai bambini. Mi piace molto lavorare con loro, l’estate faccio sempre diversi campus come istruttrice di minibasket ma non solo. Quindi in un mio futuro mi vedo ancora nel mondo dello sport. Extra lavoro mi piace tantissimo stare con la mia famiglia: sono molto legata a mia sorella, lei praticamente è la mia migliore amica e quando torno a casa stiamo sempre insieme. Mi piace seguire lo sport in generale, sono sempre informata praticamente su tutto quello che riguarda i vari sport principali. Nel tempo libero mi piace molto leggere, anche se dovrei farlo di più. Infine a volte scrivo dei miei pensieri, mi serve per rilassarmi e concentrarmi soprattutto nei momenti più difficili. Ah, non posso dimenticarmi delle mie adorate parole crociate, in trasferta me le porto sempre soprattutto per ammazzare il tempo in pullman (ride, ndr)”.

Ufficio stampa Oxygen Roma Basket