Romanità e senso di appartenenza al servizio della Oxygen Roma Basket. Giulia Bongiorno è l’unica giocatrice del roster ad essere nata e cresciuta proprio a Roma. Per lei vestire la maglia della squadra della propria città è un vero e proprio onore: “Giocare qui a Roma per me è una grande emozione, sento un po’ di responsabilità verso il pubblico e la piazza perché sono l’unica giocatrice romana. Vivo però il tutto con positività, sono molto carica e pronta per far bene in questa stagione. Con la squadra mi trovo benissimo, tra di noi giocatrici si sta instaurando un legame molto forte“.

In questo inizio di stagione ha giocato poco trovando l’esordio stagionale solo nell’ultima partita contro Passalacqua Ragusa, ma coach Di Meglio sta lavorando tanto su di lei: “Il rapporto con il coach è molto positivo, parliamo spesso e ci confrontiamo. Lui mi ha sempre spronato e corretto quando sbagliavo qualcosa in allenamento, ma al tempo stesso sa anche elogiarti e apprezzarti. Si vede che ci tiene a noi giovani, soprattutto nel modo in cui si rapporta sia fuori che dentro al campo. Ha tanta fiducia in noi ed è assolutamente una cosa positiva, adesso sta a noi ricambiare questa sua fiducia“.

Giulia è figlia d’arte, il padre Luciano è un noto coach ed è nata con la pallacanestro nel sangue: “Il mio rapporto con il basket nasce molto presto. Mio padre a tre anni mi ha preso e messo in campo, però non mi ha mai forzato anzi sono sempre stata supportata. A me il basket è sempre piaciuto e quindi crescendo l’ho accolto in modo positivo. C’è stato un momento in cui ho provato a fare ginnastica artistica, ma l’ho iniziata troppo tardi e poi lo possiamo dire che non ero proprio molto portata (ride, ndr). Da piccola come tutti ho fatto anche nuoto ma poi sono stata io a decidere di lasciarlo. Devo dire che non ho mai avuto un rapporto privilegiato con mio padre, lui mi ha sempre allenato ma non mi hai messo davanti a qualcuna, anzi totalmente l’opposto“.

La playmaker italiana, dopo l’esperienza a Ragusa, ha giocato 4 anni in America con il Newberry College ed ha potuto scoprire il basket americano: “La più grande differenza tra il basket in Italia e negli Stati Uniti sta sicuramente nella fisicità con cui si gioca. Là lo stile di gioco è più incentrato sulle caratteristiche dei singoli: per esempio quando si imposta un’azione si punta molto sulla giocata del singolo per sfruttare il più possibile un eventuale mismatch mentre qui in Italia si gioca un po’ più a letture generiche. Poi anche i fischi arbitrali sono completamente diversi, sono molto precisi. Tutti arbitrano nello stesso modo, qui invece è più ad interpretazione personale. Spesso ci facevano fare delle sessioni video proprio sulle regole arbitrali, soprattutto nella pre season. Ad esempio io sono un playmaker e dovevo sapere che non potevo toccare l’avversario due volte quando difendevo altrimenti mi fischiavano sempre fallo. A livello di strutture sportive invece è proprio un altro livello, ma perché hanno un potere finanziario inarrivabile. Negli Usa lo sport principale è il football e ogni scuola punta tantissimo su questo sport perché riesce a ricavare molte risorse dal football grazie ai vari sponsor. Paradossalmente più vince una squadra di football e più ne giovano anche tutti gli altri sport. Infatti ogni volta andavo con le mie compagne a vedere le partite di football per tifare e sperare che vincessero perché più vincevano e più risorse avevamo“.

A Ragusa ho fatto la cosiddetta gavetta, ero molto giovane e stavo là per allenarmi. In quel periodo ho fatto un lavoro molto tecnico soprattutto sulla visione del campo e sulle letture delle azioni, ma non ho mai allenato le mie skills e la mia fisicità. Quando poi sono andata in America ho scoperto che c’è tutto un altro mondo dietro. Sono molto felice della scelta che ho fatto, volevo crescere personalmente e andare là mi ha aiutato tanto. All’inizio il primo anno è stato difficile e ho fatto fatica, non tanto per le letture di gioco ma per la fisicità delle avversarie. Poi mi sono chiusa in palestra e ho fatto diversi allenamenti individuali, anche 2-3 volte al giorno, per essere allo stesso livello delle avversarie e sono cresciuta veramente tanto. Questo era il mio obiettivo ed è un’esperienza che rifarei assolutamente“.

Giulia nel tempo libero ha una grande passione: “Mi piace molto la fotografia, ho una macchinetta professionale e quando viaggio la porto sempre con me. Ho diversi tipi di macchinette tra cui anche una polaroid. Mi piace tantissimo viaggiare ed è uno dei motivi che mi ha spinto ad andare in America, volevo assolutamente vederla. Poi mi piace tantissimo uscire con le mie amiche e le mie compagne di squadra. Infatti nel pre season con la squadra, quando c’era ancora il bel tempo, siamo uscite diverse volte per andare in centro e divertirci un po’. Adesso più recentemente abbiamo festeggiato Halloween insieme, ci siamo chiuse in casa e ci siamo divertite a fare il pumpkin carving, cioè abbiamo decorato le zucche come fanno proprio negli States“.

Il suo futuro sicuramente sarà ancora nell’ambito sportivo: “Da grande sicuramente voglio rimanere nel mondo dello sport. Ho diversi piani in testa ma non sono ancora sicura. Comunque sia io mi sono laureata in sport managment, quindi vorrei lavorare in questo ambito. Mi piace molto stare dietro le quinte come manager o dirigente per organizzare magari eventi sportivi o seguire proprio una squadra magari per organizzare trasferte o cercare sponsor. Quindi in poche parole mi piacerebbe diventare un general manager. Però questo è da vedere perché ho preso anche un master nel coaching e volendo potrei anche allenare“.

Ufficio stampa Oxygen Roma Basket